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Cos’è il Turismo Responsabile?

Il viaggio è una delle esperienze più belle per una persona. Quando un viaggio sa regalare emozioni e ricordi, allora l’esperienza si unisce a qualcosa di più, che resta nel tempo. Il Turismo Responsabile, unisce le anime sociali, sostenibili e solidali per portare avanti un progetto costante di sviluppo equo delle comunità locali, sulla base di alcuni principi fondamentali:

ETICITÀ di ogni percorso e progetto

SOSTENIBILITÀ ambientale, culturale, identitaria

RISPETTO dei luoghi, della natura e delle persone

RESPONSABILITÀ di chi viaggia, accoglie o fa viaggiare

Il Turismo Responsabile è un turismo attuato secondo i principi di giustizia sociale ed economica, nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture. In Italia, chi si occupa di turismo responsabile segue i criteri promossi dalla Carta sul turismo Responsabile di AITR (Associazione Italiana Turismo responsabile) ed opera favorendo la positiva interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori. Questo genere di turismo riconosce la centralità della comunità locale ospitante, il suo diritto ad essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio.

In Italia, il concetto di "responsabilità" è stato scelto per distinguere "l'altro turismo", frutto della particolare congiuntura nella quale nasce e si sviluppa la critica del turismo nel paese. Innanzitutto, sono due le differenze sostanziali rispetto alle esperienze del Nord Europa precedenti a quella italiana:
  • il fatto che il terzo settore italiano, già dagli anni '80, promuovesse viaggi di conoscenza e solidarietà con le comunità del Sud del mondo
  • il fatto che i principi che andavano man mano definendo la "via italiana" alla sostenibilità turistica fossero applicabili (e quindi promossi) sull'intero comparto turistico
Durante il dibattito precedente alla definizione del 2005, sono due i concetti attorno ai quali si è dibattuto: "consapevolezza" e "responsabilità"; il terzo elemento fu poi quello della "sostenibilità", all'epoca (metà degli anni '90) ancora riferito soltanto alla dimensione ambientale, ma che nel corso degli anni si è estesa anche alla dimensione culturale ed economica. La scelta, come si vede dalla definizione del 2005, ricadrà sul concetto di "responsabilità", in quanto il concetto di consapevolezza non era sufficiente per un miglioramento del turismo: si può essere consapevoli, ma non per questo responsabili.
Il TR raggruppa dunque le forme di turismo che mettono al centro del viaggio l'uomo e l'incontro tra il viaggiatore e le comunità ospitanti e che si inseriscono in una logica di sviluppo del territorio. L'implicazione delle popolazioni locali nelle varie fasi del progetto turistico, il rispetto della persona, delle culture e della natura, e una ripartizione più equa delle risorse generate sono le basi di questa forma di turismo ed è un turismo tout court (non volontariato).

Da un decennio, il turismo responsabile volge lo sguardo alla dimensione italiana, per sviluppare le buone prassi anche nel nostro paese. Localmente, si vuole sviluppare il territorio, valorizzandone quelle che sono le ricchezze e le peculiarità. Il turismo responsabile, in questo caso, si pone come obiettivo l'empowerment sociale, lo sviluppo delle buone prassi di mobilità sostenibile, il rispetto della natura e delle persone, eque condizioni e trattamento migliorativo dei lavoratori, utilizzo di prodotti biologici / a chilometro zero / solidali, il risparmio energetico ed il consumo di energia prodotta da fonti rinnovabili. Insomma, un turismo che si sviluppi e cresca per un impatto minimo, ma con  un valore massimo per il territorio.


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